I Lord di Londra, Libro 1-6 (Lords of London, Books 1-6) ITALIAN
I Lord di Londra, Libro 1-6 (Lords of London, Books 1-6) ITALIAN
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Tormentare un duca
Un Duca dalle molte regole. Una Lady indipendente.
Da quando il marito traditore ha creato uno scandalo morendo a letto con una prostituta, Darcy de Merle è decisa a godersi la vedovanza e si rifiuta di piangere un uomo che ha imparato a detestare. Dando fuoco alle polveri, Darcy organizza un ballo per rilanciarsi in società nel giorno dell’anniversario della morte del marito.
Cameron, il Duca di Athelby, rispetta le regole. Sempre. Ha vissuto le terribili conseguenze che i bagordi, la negligenza e la mancanza di rispetto per la propria posizione sociale possono avere su una famiglia. Perciò, quando vede Darcy de Merle oltrepassare i limiti della rispettabilità, è giusto che le ricordi l’etichetta corretta a cui dovrebbe attenersi.
Darcy si rifiuta di permettere a un altro uomo di dirle cosa fare. Quando il Duca di Athelby la castiga in ogni occasione, ricordandole i suoi fallimenti sociali, beh, c’è solo una cosa da fare... sedurre il Duca e dimostrargli che nella vita c’è molto di più delle convenzioni stabilite dalla legge.
Si scatena una battaglia di volontà in cui tutte le scommesse sono annullate, numerose regole vengono infrante e l’amore diventa la ricompensa finale.
Come Fare Impazzire un Marchese
Lei gli ha salvato la vita, ma può salvarlo da se stesso?
Hunter, Marchese di Aaron, è riuscito a ingannare l’alta società. Fuori è un gentiluomo, con buone conoscenze, denaro e fascino. Ma dentro è un disastro. È vizioso – beve ogni giorno fino ad ubriacarsi – e quasi perde la vita vagando in strada e rischiando di farsi investire da una carrozza. La sua salvatrice, una persona che non si sarebbe mai aspettato di incontrare, è un angelo ma con la lingua più tagliente di una spada.
Cecilia Smith detesta la pigrizia e gli sprechi. Se fosse nata maschio, starebbe già lavorando per lo studio legale di suo padre. Quindi, un giorno in cui era in ritardo per un importante incontro inerente una delle sue tante opere di carità, Cecilia non si sorprende di dover intervenire per salvare un gentiluomo ubriaco dall’essere investito da una carrozza.
Quando i loro mondi si incontrato, Hunter è sia sorpreso sia ammirato dalla capace e bellissima signorina Smith. Cecilia, d’altro canto, è confusa e piuttosto preoccupata per i demoni che tormentano il Marchese. Chissà se queste due persone provenienti da mondi diversi riusciranno a crearne uno tutto nuovo insieme…
Come Tentare un Conte
Hamish Doherty, Conte di Leighton, sta passando una Stagione terribile. Parte della sua casa è bruciata, è stato attaccato fuori da una sala da gioco, e una debuttante che non sopporta è decisa a volerlo sposare. È abbastanza per far impazzire qualunque lord, ma la sua fortuna diventa ancora peggiore in campagna. Una grossa somma di denaro non pagata e un borsellino perduto più tardi, si ritrova a dover soccombere al Fato – fino a quando viene salvato inaspettatamente da un’estranea dalla bellezza mozzafiato.
In quanto figlia di un artigiano di successo, la signorina Katherine Martin non ha tempo per la società e per i suoi problemi. Tuttavia, c’è qualcosa di attraente in questo conte bellissimo sebbene sfortunato, e quando le loro strade si incrociano nuovamente, Lord Leighton offre di ripagare il suo debito in ogni modo. Katherine decide che una notte tra le sue braccia sia la ricompensa migliore, eppure, quando le due anime affini trovano la passione l’uno nell’altra, sembra che una notte non sia più abbastanza. Ma può una donna senza titoli e figlia di un artigiano essere abbastanza per tentare un Conte?
Come Vessare un Visconte
Negli ultimi sei anni, alla signorina Lizzie Doherty non è stata fatta alcuna proposta di matrimonio. Non perché non sia una ragazza attraente o perché proviene da una cattiva famiglia o ancora perché non ha amici nell’alta società. Ma perché non ha una dote, semplicemente. O così pensa la società. Invitata a una festa in campagna durante una notte tempestosa, il suo viaggio prende una piega inaspettata quando il cocchiere la porta nella tenuta sbagliata. Dopo essere entrata in casa, le viene subito intimato di indossare una maschera e di non parlare a nessuno di quella festa. Lizzie non ha mai partecipato a un evento così strano e intrigante, quindi decide di rimanere per scoprire di cosa si tratta.
Lord Hugo, Visconte di Wakely, vive nel peccato, per lo scandalo e per le feste che includono entrambe le cose. O almeno così era abituato. Ma immaginate la sua sorpresa quando la cugina di un suo buon amico, la signorina Lizzie Doherty, una debuttante innocente, arriva all’ultima scandalosa festa alla quale lui stesso sta partecipando. Un bacio improvviso sconvolgerà la sua vita.
Lizzie decide di rimanere alla festa. Grazie alle maschere, l’identità degli ospiti rimane segreta, ma Lizzie riconoscerebbe Lord Wakely ovunque. E quel bacio improvviso le fa capire che il Visconte è fatto per stare con lei… anche se lui ancora non lo sa.
Come Sfidare una Duchessa
Dopo cinque lunghi anni intrappolata in campagna, la recentemente vedova Nina Granville, Duchessa di Exeter, è tornata in città per ricominciare di nuovo. Ma è proprio in città che anni fa aveva fatto un errore – una notte di piacere rubata – che, qualora fosse stata rivelata, avrebbe potuto minacciare tutto quello che le stava a cuore.
Byron ha sempre amato Nina da lontano – fino a quando durante una festa, il suo mondo è stato capovolto. Per la vergogna e il senso di colpa, Byron è dovuto fuggire da Londra e Nina ha dovuto sposare un uomo tanto vecchio da poter essere suo nonno. Ma ora, il bel Byron è tornato… ed è pronto a riprendersi ciò che gli appartiene.
Eppure, Nina gli ha tenuto nascosto un segreto, un segreto che minaccia la loro attrazione reciproca e la loro amicizia di lunga data. Il fratello di Byron è determinato a rivelare la verità, e Nina deve usare tutto il suo potere per fare in modo che quel segreto rimanga tale. Anche a costo di perdere l’amore…
Come Sposare una Marchesa
Lady Henrietta Zetland non sta affatto cercando di nuovo l’amore dopo essere rimasta vedova così giovane. Non può mettere alla luce l’erede che tanti mariti desiderano, quindi è felice di gettarsi alle spalle l’alta società di Londra e i suoi eventi mondani per dedicarsi a una vita in campagna. Eppure, quando incontra Marcus Duncan, il nuovo Marchese di Zetland, la passione che aveva sperato di poter sopprimere torna in vita mandando in fumo il suo buon senso.
Diventare un Marchese è proprio ciò di cui Marcus ha bisogno per salvare la sua tenuta scozzese che sta cadendo a pezzi. Il suo viaggio in Inghilterra lo porta a conoscenza delle nuove tenute ereditate e gli permette di incontrare la vedova di suo cugino. Marcus è subito attratto da Henrietta e tra i due nasce una forte passione. L’ultima cosa che Marcus si aspetta è di innamorarsi e, chiedendo di più, verranno a galla i segreti di entrambi e che minacciano di separarli per sempre.
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Londra, 1805
Lady Darcy de Merle era sconvolta. Un modo molto scandaloso e terribile di presentarsi al suo stesso ballo ma quella sera la ratafia era piuttosto deliziosa e, sicuramente, poteva essere scusata per aver bevuto più del dovuto quando si celebravano l’anniversario della morte del marito e il suo rilancio nella società londinese.
Darcy abbassò lo sguardo sul suo abito di seta dorata con delle piccole maniche a sbuffo. Il taglio a impero accentuava la sua vita esile e il suo seno abbondante, tanto da suscitare molti sguardi di ammirazione da parte del sesso opposto. I suoi capelli scuri erano raccolti in un motivo intricato e dei piccoli ricci sciolti le ricadevano sul viso, addolcendo i suoi lineamenti. L’abbinamento tra abito dorato e capelli scuri la completava e, per la prima volta dopo anni, si sentiva attraente.
Il suo defunto marito, il conte di Terrance, non l’aveva mai fatta sentire così. Non ne sentiva la mancanza e c’era voluta tutta la sua buona educazione per aspettare i dodici mesi obbligatori di lutto. Soprattutto quando lei non avrebbe mai pianto un uomo simile. Alla sua morte, non le aveva lasciato nulla, come lei si aspettava. Non che la cosa la toccasse molto. Suo nonno, che l’aveva amata più di tutte le altre nipoti, le aveva lasciato la casa di Londra e una somma cospicua, se mai ne avesse avuto bisogno. Darcy aveva preso il cognome del nonno e aveva scelto di farsi chiamare ancora una volta con esso dal giorno in cui aveva deposto il marito nella terra fredda. Suo padre, il conte di Merle, l’aveva appoggiata nella sua scelta. Essendo stato testimone delle indiscrezioni del marito, del suo carattere vile e della sua lingua tagliente, l’uomo era stato contento che sua figlia avesse ripreso il nome con cui era nata e non quello che le era stato imposto al momento del matrimonio.
Non si poteva sopportare che una de Merle fosse trattata in modo così meschino e, per questo, Darcy aveva afferrato la sua libertà alla morte del marito e non si sarebbe voltata indietro. La vita andava vissuta e lei non avrebbe più vissuto le circostanze atroci che aveva sopportato con Terrance.
La viscontessa Oliver, nonché la più cara amica di Darcy, le si avvicinò. «Sei decisamente provocante con quest’abito dorato, Darcy, e lo sai. A tuo marito verrebbe un colpo se sapesse che stai organizzando uno dei più grandi balli di Londra nel giorno dell’anniversario della sua morte e del tuo debutto in società.»
Darcy sorrise. Fran era una donna alta e slanciata, con dei bellissimi capelli ramati, una caratteristica delle sue origini scozzesi. Darcy si divertì a pensare che suo marito, un uomo che non avrebbe mai dovuto sposare, si sarebbe sentito offeso dalle sue azioni. Oh, quanto le sarebbe piaciuto vedere le guance grasse e rubiconde dell’uomo sbocciare per il fastidio e la rabbia di lei che lo sfidava. «Sembra meraviglioso. Ma sai, essendo una donna famosa per gli scandali, non potevo lasciarmi sfuggire una simile occasione. Bisogna mantenere lo standard con cui si intende vivere. Se non lo facessi, sarebbe di per sé uno scandalo.»
Fran la prese sotto braccio e la accompagnò lungo il bordo esterno della sala da ballo. «Profumi di vino. Quanto hai bevuto questa sera?»
«Abbastanza da sapere che non dovrei berne ancora e prometto che non lo farò.» Sebbene Darcy amasse scandalizzare il ton, si spingeva sempre e solo fino a un certo punto, senza mai oltrepassare la linea invisibile da cui nemmeno il nome della sua famiglia avrebbe potuto riscattarla. Dopo due anni di matrimonio aveva deciso che non sarebbe più stata lo zerbino del marito e aveva ricominciato a frequentare le feste, a ballare e a flirtare per Londra. Il marito non approvava, urlava e rompeva mobili e oggetti di valore ma Darcy ne aveva abbastanza. Se non poteva divorziare da quell’uomo, avrebbe almeno vissuto la sua vita, proprio come lui.
«L’ultima cosa che vuoi è essere compromessa da un libertino assetato di denaro, che cerca di coglierti nel momento in cui sei più vulnerabile» disse Fran. «A meno che, naturalmente, non desideri risposarti.»
Darcy sussultò. «Neanche tra un milione di anni, Lady Oliver. L’ultima cosa che voglio è un altro marito. Anche se ora che sono libera da Terrance, potrei cercare un amante.»
Fu il turno della sua amica di sussultare prima di sorridere, proprio come faceva quando erano giovani donne alla Finishing School for Young Ladies di Miss Dew a Bath, prima di svignarsela e divertirsi senza che gli insegnanti ne fossero a conoscenza.
«Stasera sono presenti molti gentiluomini che sarebbero fin troppo felici di accontentarti, ne sono certa.»
Darcy si guardò intorno. Alcuni gentiluomini la stavano osservando, altri annuivano leggermente, altri le rivolgevano i loro sguardi migliori, carichi di desiderio. E forse uno di quegli uomini sarebbe andato bene. Di certo, il signor Ambrose avrebbe potuto rivelarsi utile. Il fatto che fosse un ricco americano e che non si sarebbe fermato a lungo poteva essere un punto a suo favore. A essere sincera, in quella stagione un amante era fondamentale per la sua felicità e per la sua salute mentale.
Non che la sua amica Fran lo sapesse ma Darcy una sera aveva partecipato a un ballo in maschera che le aveva aperto gli occhi sui piaceri che le donne potevano provare. Non si era unita ai piaceri ma si era limitata a bere champagne, ma molte altre donne erano state più che felici di esplorare e conoscere meglio il sesso opposto nel giro di poche ore.
Mentre Darcy stava prendendo il suo mantello, pronta per uscire, sentì una donna, che sembrava essere dietro la porta del guardaroba, emettere suoni diversi da quelli che lei aveva mai sentito prima. Erano suoni di estasi e d’implorazione, e voleva sapere cosa fosse che quella donna adorava così tanto. Come faceva un uomo a far reagire una donna in quel modo? Il suo defunto marito non aveva mai soddisfatto i suoi bisogni e, quando era morto, non condividevano il letto da almeno un anno.
«Che cosa ne pensi del signor Ambrose?» le chiese Darcy, prendendo due bicchieri di champagne da un cameriere di passaggio, ignorando che non avrebbe dovuto continuare a bere.
«Delizioso» rispose Fran, ridacchiando. «Anche se, per favore, non riferire a Lord Oliver che ho detto una cosa del genere. Sai come può essere.»
Fin troppo bene. Il visconte Oliver, marito di Fran da due anni, le era devoto e a volte poteva essere un marito geloso. Non che Fran volesse lasciarlo. Era, secondo Darcy, una coppia adorabile. Fatti perfettamente l’uno per l’altra.
«Non prenderei mai in giro Sua Signoria, quindi, anche se volessi, non andrei mai contro la sua parola. Ma credo che tu abbia ragione. Il signor Ambrose sa molto bene come dare piacere a una donna, credo.»
Fran rise in un modo poco femminile, facendo girare le persone intorno a loro. Darcy sorrise come se non avesse sconvolto l’amica fino a farla diventare isterica. «Non sei d’accordo?»
«Piacere a una donna? Darcy, sei troppo selvaggia. Dove lo hai sentito dire?»
«Ieri sera ho giocato a whist con gli stallieri e, dopo aver bevuto un po’ di birra, gli uomini erano piuttosto liberi di parlare. Ho imparato un bel po’ di modi di dire, se vuoi essere illuminata.»
«Illuminata forse è la parola sbagliata da usare in questo caso» ribatté Fran, bevendo un sorso di champagne. «Ma in tutta sincerità, mia cara, pensi di trovare un amante?»
Darcy scrollò le spalle. Oh sì, voleva un amante. Trovare piacere tra le braccia di un uomo senza doversi legare a lui a tempo indeterminato. «Forse, se trovo un gentiluomo con cui voglio andare a letto.» Dio solo sapeva quanto il suo defunto marito Terrance fosse stato terribile a letto, e spesso era stata grata che avesse avuto le sue puttane, se non altro per tenerlo lontano da lei. Non sapeva nulla di come dare piacere a una donna. Era come giacere con un blocco di legno che grugniva molto e finiva in un minuto.
Fran sospirò, guardando il marito chiacchierare con alcuni ospiti dall’altra parte della stanza. «È molto importante che sappiano come dare piacere. Non potrei sopportare il mio matrimonio se non trovassi mio marito attraente in questo senso. Sono certamente fortunata che mio padre mi abbia permesso di scegliere di sposare l’uomo che amavo, non un gentiluomo che avrebbe portato fortuna e prestigio al nostro nome.»
«Per fortuna Lord Oliver ha portato queste cose in ogni caso, insieme al suo cuore per te.»
«Lo ha fatto» rispose Fran, riportando lo sguardo su Darcy. «La gente si aspetta che una de Merle sposi qualcuno in alto, e molti hanno pensato che tuo marito, il conte, non fosse all’altezza, visto che le sue tasche erano bucate. Che cosa farai?»
«Farò come mi pare, anche se col senno di poi forse avrei dovuto ascoltare mio padre quando affermava che quell’uomo era un dandy. Quanto era accurato nella sua valutazione.» Darcy sospirò, ripensando a quel momento. «Mi dispiace per mio padre, perché non sapeva che Terrance fosse così indebitato. Come sai, quell’uomo ha tenuto ben nascosti i suoi problemi finanziari fino a dopo il nostro matrimonio.»
Per non parlare della cecità di Darcy nei confronti di Terrance. Farsi influenzare così facilmente dalle dichiarazioni di amore eterno, di una vita che sarebbe stata agiata e felice, credere a qualsiasi cosa uscisse dalla bocca del marito come verità, era stato un errore che non avrebbe più commesso con un altro uomo. Questa volta avrebbe scelto un uomo che condivideva i suoi valori, che non desiderava il matrimonio e che capiva le necessità delle donne a porte chiuse. E che non si aspettasse che lei finanziasse il suo stile di vita.
«Sì, infatti.» Fran sorrise. «E il duca Athelby? Si dice che sia seriamente alla ricerca di una moglie e che sia terribilmente bello. Tenebroso e pensieroso, alto e con quella leggera aria distaccata da tutto ciò che gli sta davanti. Credo che potrebbe darti molto piacere.»
Darcy si strozzò con lo champagne quando l’amica usò le sue stesse parole. Rivolse la sua attenzione al duca. Era un peccato che avesse rinunciato a qualsiasi pensiero su quell’uomo, ma in fondo era colpa sua. Darcy de Merle non si dava più da fare per compiacere un uomo, soprattutto uno che pensava che tutte le donne dovessero essere viste e non ascoltate, relegate nella nursery a sfornare figli. Era severo e le sue parole erano abbastanza taglienti da ferire anche la persona più insensibile, se non gli piaceva il suo aspetto o il suo modo di fare. Il duca era un terrore imponente che faceva rabbrividire la maggior parte delle debuttanti nelle loro pantofole di seta e i gentiluomini camminavano con cautela.
Non Darcy, però.
Lei lo aveva semplicemente liquidato come un uomo che pensava troppo a sé stesso, come aveva sempre fatto. Non era una caratteristica che lo redimeva. Il fatto che la madrina di Darcy - nonna e unica parente sopravvissuta di Athelby - pensasse che il nipote avesse qualità adatte a lei e ad altre donne era un’idea assurda. Poteva essere un gentiluomo, persino un duca, ma le sue maniere - la sua mancanza di sapere quando parlare e quando tenere a freno la lingua - lo rendevano discutibile. Le donne non vogliono essere castigate per quello che indossano, per come mangiano o per chi sono i loro amici. Il duca era fin troppo disposto a sottolineare ogni piccolo difetto, se lo riteneva tale. Darcy scosse la testa. La nonna di Athelby sembrava pensare che il nipote avesse un cuore. Quanto si sbagliava.
Era davvero un peccato che quella donna fosse completamente cieca.
«Il duca è un no, te lo posso assicurare. È giovane e affascinante fino a quando non apre bocca e poi sembra un uomo scontroso e di mezza età. Non mi sorprende che non sia sposato, perché chi sopporterebbe una creatura così antipatica?» Anche se non era sgradevole alla vista, quelle parole non erano così vere come Darcy voleva far credere. A volte, quando lui rideva, cosa che non accadeva spesso, lei intravedeva il ragazzo che era stato nell’uomo che era diventato, e desiderava riaverlo con sé.
«Creatura forse è un termine troppo duro, Darcy. Forse sua nonna ha ragione e lui è solo un incompreso.»
Darcy scosse la testa, sorridendo a Fran. «Hai sempre voluto vedere il meglio delle persone, ma a volte semplicemente non c’è. Ed io, per esempio, non sono sfuggita a un matrimonio, a un marito che mi trattava come un pezzo di terra sotto i suoi stivali, per sposare semplicemente un altro che avrebbe fatto lo stesso. Dio non voglia che il mio abito sia un po’ troppo scollato, o che, se mi sedessi davanti al fuoco, le mie caviglie fossero in vista. Il duca avrebbe un attacco apoplettico! Non potrei sopportarlo, e sai che mio padre non sarebbe mai sopravvissuto vedendomi sposata con un altro rigido bacchettone.»
Fran rise proprio mentre il marito si dirigeva verso di loro, il sorriso sul volto dell’uomo annunciava che era lì per reclamare la moglie per il valzer che stava per iniziare.
L’uomo fece un inchino a Darcy e poi a Fran, prendendo la mano della moglie prima di baciarla dolcemente. «Credo che il prossimo ballo sia mio, mia cara.»
Fran arrossì. «Credo che abbiate ragione, mio signore.» Fran sorrise, allontanandosi. «Tornerò presto, mia cara.»
I due si allontanarono e si unirono alle altre coppie che si stavano radunando sulla pista da ballo. Darcy osservò loro e gli altri mentre iniziavano a scivolare attraverso i movimenti aggraziati del valzer. Era un ballo che lei stessa amava ma nella situazione in cui si trovava, probabilmente era meglio che non le fosse chiesto di parteciparvi. Nessuno avrebbe voluto vedere una donna cadere a causa dei suoi piedi decisamente instabili.
«Noto che questa sera avete consumato troppo vino» disse il duca di Athelby, facendola trasalire.
Darcy gli sorrise, sapendo quanto ciò lo avrebbe infastidito. «Sì, e quanto è liberatorio. E forse dovreste considerarvi fortunato del fatto che io sia un po’ brilla.»
«E perché mai, Lady de Merle... se è così che vi chiamate in questi giorni.»
«Ma sì, lo è. E sapete, Duca, che siete accanto a una vedova, una persona che è stata usata e che non è così perfetta come sappiamo piacervi. Forse non sarebbe saggio, per un uomo dalle buone maniere e dalla reputazione impeccabile, fare qualcosa di così scandaloso.»
«Sono sicuro che sopravvivrò, anche se il vostro volgare ballo, che si tiene esattamente dodici mesi dopo il funerale di vostro marito, è tutt’altro che appropriato. Temo che una tale mossa limiterà il tempo che mia nonna potrà trascorrere con voi nel prossimo futuro. Non posso permettere che la sua reputazione venga macchiata in questo modo.»
Darcy strinse gli occhi. «Macchiata? State cercando di farmi ridere, vero? È assurdo che una donna dell’età di vostra nonna si preoccupi della sua reputazione. Siete sicuro che il vero motivo per cui non la volete accanto a me sia la vostra visione limitata della vita?»
Il muscolo della mandibola dell’uomo si mise in moto, segno che stava lottando per rimanere educato. Il duca di Athelby era famoso per il suo temperamento. Darcy studiò il profilo dell’uomo, la sua mascella forte e il suo naso dritto. Era di una bellezza devastante con i suoi lineamenti severi e potenti. C’era stato un tempo, quando entrambi erano ancora bambini, in cui lei era stata decisa a sposarlo. Cameron allora era spensierato, selvaggio e chiassoso come lei, e per tutto il mese di festa in casa dei loro genitori, a cui erano stati portati, erano stati inseparabili. Passarono anni prima che si incontrassero di nuovo e a quel punto Cameron aveva acquisito il suo titolo e il ragazzo amante del divertimento, incorreggibile e ridente, che lei aveva conosciuto, era scomparso.
«È mio desiderio che in qualche modo la nostra amicizia si interrompa. È per il meglio. Dovete capirlo» disse il duca, sollevando la testa con arroganza.
Darcy notò la nonna dell’uomo avvicinarsi e le sorrise. «Ah, vedo che Lady Ainsworth è qui. Forse potremmo chiederle delle vostre nuove regole.»
Athelby sbuffò ma non ebbe il tempo di distrarre la nonna prima che Darcy prendesse il braccio della donna più anziana e la conducesse su un divano vicino a un focolare spento. Il duca le seguì e Darcy fece del suo meglio per ignorare il cipiglio dell’uomo. La viscontessa baciò Darcy sulla guancia e tenne le mani ben strette nelle sue.
«Come sta la mia cara figlioccia? Spero che questa sera vi stiate divertendo.»
«Sì, mia signora, moltissimo, ma ho appena ricevuto una notizia sconvolgente.» Darcy alzò gli occhi su Athelby, che la fissò con uno sguardo severo. Quell’attenzione le fece uno strano effetto allo stomaco. Riportò la sua attenzione su Lady Ainsworth per sfuggirgli.
«Stasera vostro nipote mi ha appena informata che la nostra amicizia deve terminare.»
«Ora, non sono state le mie parole esatte...»
Sua Signoria alzò la mano, interrompendo la spiegazione del nipote. «Che cosa ha detto, mia cara? Avete tutta la mia attenzione» disse la donna, rivolgendo un’occhiata irritata ad Athelby.
«A causa della morte di mio marito e tenendo questo ballo a dodici mesi dal giorno in cui abbiamo deposto Terrance, il duca crede che porterei solo vergogna e rovina alla vostra famiglia, se fossimo viste insieme. Questo ballo è un atto sgarbato che mi mette in luce come una donna che non amava suo marito.» Non che lo avesse amato ma non c’era bisogno che sua signoria lo sapesse. «E così, da stasera dobbiamo separarci. Temo che non ci vedremo mai più insieme.»
«Il vostro sarcasmo non mi sfugge, Lady de Merle» intervenne il duca, con un’occhiata che quasi gli congiungeva le sopracciglia e senza curarsi di chi potesse vederlo tra tutti gli invitati.
Darcy voleva che lui si rendesse conto del suo fastidio e, sebbene sorridesse dolcemente a Lady Ainsworth, non poteva tollerare ciò che il duca le aveva detto poco prima. Come aveva osato farla sentire come se fosse stata lei ad aver fatto qualcosa di sbagliato. Che la sua condotta fosse in qualche modo peggiore di quella del marito che andava con le prostitute e giocava d’azzardo, per lo più con i suoi soldi. Un altro piccolo brivido nell’anima era che aveva dovuto abbandonare la casa londinese di Terrance, una casa che aveva giustamente salvato dall’essere ripresa dalla banca alla morte del marito. Come poteva non festeggiare il fatto di essersi liberata di un perfetto idiota? Non avrebbe finto di avere il cuore spezzato o di essere una piccola vedova triste.
«Beh, questo è assurdo e posso assicurarvi, mia cara» disse Lady Ainsworth, con le guance che le tremavano un po’ per l’ira, «che passerò con voi lo stesso tempo che ho sempre passato. Vostra madre era una delle mie più care amiche, nonostante i vent’anni di differenza tra noi. Le ho promesso che mi sarei presa cura di voi fino al giorno della mia morte e non mi discosterò da questo onore, qualunque cosa abbia da dire mio nipote.»
«Grazie, Sua Signoria.»
«Nonna, cercate di ragionare. Se devo trovare una moglie con degli standard simili ai miei, di certo capite che la nostra famiglia è associata a una nomea, una donna che ostenta la sua libertà dallo stato matrimoniale, non preoccupandosi per la sua reputazione, non ci metterebbe in una buona luce» spiegò il duca, oltremodo frustrato.
Lady Ainsworth sospirò, guardando il nipote dall’alto in basso. Un’impresa non facile, considerando che Sua Grazia era in piedi, mentre Darcy e Sua Signoria erano sedute. «Non voglio più sentire una simile sciocchezza. Davvero, Cameron, scendi da quel cavallo di battaglia con cui sembri avere tanta dimestichezza in questi giorni e torna al nostro livello.»
Le labbra di Darcy si contrassero e lottò per non ridacchiare davanti al rossore delle guance dell’uomo. Davvero, era sciocco nel guardarla così dall’alto in basso. «E se promettessi che ogni volta che sarò vicino a Sua Signoria, e anche a voi, mi comporterò al meglio?» chiese la giovane, impietosita dall’uomo. Se questo significava che poteva continuare a socializzare con Lady Ainsworth, ne avrebbe avuto cura. Quando aveva deciso di godersi la sua Stagione e tutte le opportunità che questa e altre avrebbero potuto portare, non aveva mai avuto intenzione di ferire inavvertitamente gli altri. Se la loro frequentazione avrebbe pregiudicato le possibilità di Darcy di trovare un partito, allora si sarebbe comportata bene con lui.
«Stasera siete qui con noi, eppure siete brilla. Non che mia nonna abbia notato una cosa del genere.»
«Oh, per l’amor del cielo, è un ballo, e lo ospito io. Posso bere se voglio, e non mi farò dire cosa fare nemmeno da un duca.»
«Basta così, tutti e due» intervenne Sua Signoria, lanciando a entrambi un’occhiata cupa. «Chiunque vi ascolti penserebbe che siete già una coppia sposata che bisticcia, come tanti intorno a noi. Vostra Grazia, non avete il diritto di avere un atteggiamento così critico nei confronti di una persona che è un’amica di famiglia da molti anni. Dovete ricordare che se non potete dire qualcosa di carino, non dite nulla.»
«Credo, nonna, che questa sia la prima cosa logica che avete detto questa sera. È anche il mio segnale per andarmene.» L’uomo si inchinò. «Buonasera, signore» disse, dirigendosi verso le porte della sala da ballo.
Darcy grugnì, lanciandogli sguardi taglienti alle spalle mentre si faceva strada tra il ton. Quell’uomo era esasperante e altezzoso. Lei aveva un’educazione altrettanto buona, era una de Merle. Come osava guardarla dall’alto in basso?
«Darcy, mia cara. So che la vostra mente sta sicuramente escogitando molteplici modi per vendicarsi di mio nipote ma vi prego di lasciarlo stare. Spero che quando avrà una moglie, il suo muro emotivo e le sue opinioni piuttosto taglienti possano attenuarsi un po’.»
«Dubito che accadrà, ma prometto che non gli causerò problemi» disse Darcy. «Abbiamo opinioni diverse e senza dubbio ne avremo ancora. Non smetterò di invitarlo a eventi o di parlargli se le nostre strade dovessero incrociarsi.»
«Grazie, mia cara.»
Sua Signoria fece una pausa, con un lieve cipiglio tra le sopracciglia come unico segno di preoccupazione per il duca. Per il resto, Lady Ainsworth era una donna molto attraente per la sua età. Certo, aveva le rughe intorno alla bocca e i capelli grigi, ma per il resto il tempo era stato magnanimo con lei.
«Credo che mio nipote si senta solo. E credo che sia per questo che è così arrabbiato con il mondo. Ha trascorso i suoi anni formativi senza nessuno con cui discutere, giocare e condividere segreti. I fratelli erano più grandi di lui di oltre dieci anni, si conoscevano a malapena. Si è talmente abituato a stare da solo che credo faccia fatica a socializzare. Come è stato dimostrato questa sera.»
Una fitta di tristezza si insinuò in Darcy al ricordo dell’incidente in carrozza che aveva tolto la vita al fratello maggiore del duca. Ma ricordando le parole poco gentili di Cameron, cercò di mettere da parte qualsiasi inclinazione a dispiacersi per il duca. Ma non ci riuscì molto. «Sono sicura che abbiate ragione, Lady Ainsworth. Un’unione felice è proprio ciò di cui ha bisogno Sua Grazia, e forse questa sarà la stagione in cui troverà una donna che gli scaldi il letto.»
«A volte penso che siate voi la persona perfetta per Cameron. Entrambi avete una lingua tagliente» disse Sua Signoria, con uno scintillio calcolatore nelle sue pupille blu.
Darcy ridacchiò, facendo cenno a un cameriere di portare loro lo champagne. «Non staremmo bene insieme ed io non voglio sposare nessuno. Il matrimonio con Lord Terrance è stato sufficiente per una vita intera.»
Sua Signoria sospirò, bevendo un piccolo sorso di champagne. «È un vero peccato, perché mi piacerebbe avervi come nipote e come figlioccia. Ma» disse, inclinando tristemente le labbra, «non si può avere tutto ciò che si desidera. Spesso temo che non vedrò mai le due persone a cui tengo di più felici e sistemate.»
Darcy prese la mano di Sua Signoria e la strinse. Non era immune a quelle parole, che spesso scatenavano in lei il senso di colpa. E sapere che era del tutto intenzionale per conto di Sua Signoria la fece sorridere. «Comportatevi bene, madrina. So a che gioco state giocando e, ancora una volta, io e Sua Grazia non siamo d’accordo. Il mio unico legame con quel gentiluomo è attraverso di voi, e tale rimarrà. Come vi ho già detto stasera, e molte altre volte in occasione di eventi precedenti, se ricordate.»
«Bisogna cercare di farvelo capire, mia cara. Non fa mai male piantare un suggerimento nella mente di qualcuno, perché germogli e magari lo porti a chiedersi se lo merita.»
«Siete incorreggibile» disse Darcy, ridendo.
«Lo so» rispose la signora, senza alcun rimorso nel suo tono.
Darcy guardò il duca e cercò di immaginarlo nel suo letto. Era certamente uno degli uomini più affascinanti e potenti di Londra. In preda alla passione, selvaggio e tenebroso, forse lo sarebbe stato ancora di più. Athelby si voltò e guardò la signorina Watson, con cui stava conversando, aggrottando le sopracciglia e dando l’impressione di voler castigare quella povera donna. Darcy scosse la testa. No, non lo avrebbe mai fatto.
Sua Grazia alzò gli occhi e i loro sguardi si incrociarono. La bocca dello stomaco le si strinse e le guance si arrossarono per lo sguardo che lui le riservò. Che peccato che le fosse così antipatico. O era come diceva sua nonna, semplicemente incompreso?
Tropi
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